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SOTTO PRESSIONE

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In verità vi dico che la verità non la conosco, non la conoscevo prima e non la conoscerò mai. L'unica cosa vera, qua, è la finzione. Io, piccolo uomo, so solo che la verità non può essere questa che mi proiettate tutti i giorni davanti agli occhi, cercando di convincermi che il film non sia un film ma sia reale, sussurrandomi nelle orecchie che da questo cinema non si può uscire. Là fuori è pericoloso, dite. Ma io sono una persona curiosa, lo sono sempre stato, e questo film non mi piace: spesso mi annoia, a volte mi fa davvero incazzare, eppure rimango qui dentro, seduto scomodo e compresso fra altri mille, seduti scomodi quanto me, senza sapere il perché. Anche oggi, nell'intervallo, mi ritrovo per l'ennesima volta a fare la fila alla cassa per ordinare birra e pop corn, che non riuscirò a digerire. Mi lasceranno soltanto l'amaro in bocca, ma, come altri mille come me, rimarremo seduti, zitti, a “goderci” lo spettacolo. Io vorrei soltanto uscire, ma non posso. ...

IL TEMPO

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Il tempo mi affascina, mi attrae come tutte quelle cose che non riesco ad afferrare e a rinchiudere dentro il sicuro involucro di una definizione, come tutto quello di cui non posso avere il controllo. E quindi mi spaventa... mi attrae e mi spaventa. Che poi è paradossale, il tempo è forse la cosa che più di tutte è stata definita e rinchiusa dentro gabbie sempre più piccole, per non farlo mai scappare, per tenerlo sempre sotto controllo. Il tempo si misura coi numeri, e i numeri sono infiniti: un giorno è fatto di 24 ore, che sono fatte di 60 minuti, ed ogni minuto di 60 secondi. Un secondo poi si potrebbe dividere in un’infinità di millesimi di millesimi di secondo, eppure... Proviamo a pensare al tempo come a un piccolo passerotto rinchiuso in gabbia, e ad ogni millisecondo di ogni millisecondo come a una delle sbarre che quella gabbia la compongono. Con così tante sbarre, e così fitte, come potrebbe mai il passerotto scappare? E invece ci riesce, vola via e fugge dal nostro control...

HEIMAT

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A volte ci confondiamo, Ci confondiamo quelle volte in cui tendiamo ad idealizzare tutto ciò che si muove all'interno del luogo sacro che sono i nostri ricordi, ad esempio se ripenso al gusto del minestrone di mia nonna, che lei chiamava “il minestrone degli atleti”, mi viene in mente un qualcosa di così buono che sicuramente non proverò più nella mia vita, e devo ammettere che fino ad ora è stato esattamente così, quel gusto è rimasto solo lì, nei miei ricordi. Anche parlare di determinati luoghi è esattamente come un minestrone, dove i ricordi ed il presente si mischiano, ed il sapore che questi due ingredienti danno alla realtà è sempre soggettivo,…se vincono i ricordi di solito il sapore è gradevole, se vince il presente dipende. Quindi accomodatevi a tavola: il minestrone della casa oggi è il paese in cui sono cresciuto, Albisola, buon appetito. L'ultima volta sono passato davanti alla mia vecchia scuola elementare, o meglio, a quella che fu la mia vecchia scuola elementar...

Il 140

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Mi sono trasferito nel mio nuovo appartamento il primo Settembre dell`anno scorso. Anzi no, in realta' il primo Ottobre, un mese l'ho passato pagando due affitti contemporaneamente perche`non avevo il cazzo di ridurmi a fare il trasloco in un weekend ,di corsa, stressandomi e maledicendo divinita`di popoli estinti. Anyway, facendo due conti il mio attuale appartamento (il primo non in condivisione yesss!) e` il sesto appartamento in sette anni, e quasi ogni votla ho cambiato quartiere, qua a Berlino. Dopo tre anni vissuti in un ambiente decisamente caotico (vivevo su una delle tre strade principali del quartiere) dove il viavai di gente era all'ordine del giorno devo dire che sto incredibilmente apprezzando la Terra di Mezzo tolkeniana al confine tra tre quartieri dove mi trovo adesso. Quando mi chiedono in che quartiere abito cado in una sorta di crisi di identita` che nemmeno il codice postale risolve Ma ora posso finalmente apprezzare il silenzio mattutino, quello che ri...